RELEASED!

“Migrations”, Mojis’s debut album, came out on the 24th of April 2017! available on all main digital platforms including iTunes, Spotify and Google Play. For a physical copy contact the Band’s official Facebook page: https://www.facebook.com/themojis/

L’album debut dei Mojis “Migrations” è uscito il 24 Aprile 2017!

Per ricevere una copia fisica potete contattare l’ufficio stampa presso la pagina ufficiale del gruppo:  https://www.facebook.com/themojis/

LISTEN TO THE SINGLE:  Dog’s Teeth

 

FULL ALBUM:

https://soundcloud.com/themojis/sets/migrations

Spotify: https://goo.gl/L89oQL

iTunes: https://goo.gl/Yjlgmk

Deezer: https://goo.gl/dAq2PI

Google Play: https://goo.gl/Ls79kJ

Amazon.com: https://goo.gl/822eTW

 

 

OTHER LINKS

mojis.bandcamp.com

STORIA DELL’ALBUM

Si intitola Migrations il debutto dei Mojis ma nel titolo così come nelle canzoni non ci sono riferimenti all’attualità odierna dei media, fatta di confini Brexit e movimenti migratori più o meno volontari verso l’Europa. Le migrazioni a cui allude la band anglo-campana sono invece quelle che hanno caratterizzato la vita artistica del cantante, dagli inizi metal ai tempi dell’università in Galles, passando per il folk-jazz del progetto omonimo (Marco Spiezia, con l’album “Life In Flip-Flops”) sviluppato tra la Cornovaglia e l’Italia, fino a giungere all’odierno guitar oriented rock. Dedicato a E.F. Schumacher (importante economista e scrittore di “Small Is Beautiful” a cui si inspira una delle canzoni) l’album racchiude in se tematiche di diverse tipologie senza snaturare il rock di cui è figlio. Tuttavia, definire la musica dei Mojis attraverso una sola categoria può rivelarsi impresa ardua. Ogni componente ha le sue personali influenze artistiche e tutto ciò è stato fatto confluire nelle loro canzoni. Si passa da una batteria di Ivan Esposito in stile rock e funk classica, ispirata da gruppi come i Red Hot Chilli Peppers o i Negrita (Find The People), al basso di Stefano Romano, che colora con la leggerezza del pop/electro-pop degli 80 usando giri poco usuali nel rock (Lady Death) ispirati a gruppi che spaziano tra Fat Larry’s Band, Jamiroquai, Muse e George Benson. E se la chitarra di Marco Spiezia ammicca a suoni che spaziano tra Fu Manchu, Berri Txarrak e Biffy Clyro (Dog’s Teeth), mentre le idee musicali arrivano fino ai suoni dei Lamb (The Night Is Over), quella di Francesco Romano è dichiaratamente più inclinata verso il Blues-Jazz di Larry Carlton, Bill Frisell o Pat Metheny (Broken Chord). “La Musica deve rappresentare ciò che siamo. Migrations rappresenta tutti noi e ciò che ci piace ascoltare”, affermano i ragazzi. Registrato negli studi de I Make Recording (Nocera Inferiore, SA), Migrations si compone di 9 canzoni per un totale di circa 37 minuti. Il suono non cerca di stare al passo con i trend del momento né, come anticipato, si costringe nei limiti angusti di uno stile ben delineato. Qualcuno potrebbe definirlo dispersivo o poco a fuoco. Migrations invece consegna una prova eclettica e coraggiosa.

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